ARTE MULTIMEDIALE E DISABILITA’

 

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   Scritto  dopo un'esperienza di cinque anni sull’uso dell’arte contemporanea per
      disabili e portatori di handicap, realizzata da Paolo Pasquinelli a "Il Prato" di
   Livorno con l'approvazione del C.U.H. (Comitato Unitario Handicappati). Giugno
   1997.

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Una pseudoscultura

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  1. Principi generali.
  2. Sociale pił profondo e telematica.
  3. Una cittą invisibile.
  4. L’arte multimediale ed il disabile. Quale rapporto possibile?

     Principi generali
"   Risorse informatiche e telematiche in uso a vantaggio dei disabili".


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   Sociale pił profondo e telematica

    La realta’ della "Casa Famiglia" ad uso dei portatori di handicap, ben rara in Italia e nel resto del mondo, rappresenta uno dei laboratori di desiderio sperimentale
    piu’ appetibile per i cultori d’informatica. A ben vederla, la cosa e’ ribaltabile fino al punto da far desiderare ai ragazzi tutta quella tecnologia informatica che li
    porterebbe nelle condizioni di pari opportunita’ nei confronti degli altri coetanei normodotati.

    Cos’e’ che, al momento, impedisce la realizzazione di questo connubio apparentemente vincente?

    Due sono i fattori d’impedimento. Il primo e’ costituito dagli alti costi relativi all’acquisizione di strumenti ed alla loro manutenzione. Il secondo e’ che ancora non
    esiste un volontariato specializzato nella gestione ed addestramento informatico. Queste sono esattamente le stesse motivazioni che si adducono a giustificazione
   dell’attuale mancata realizzazione di reti nelle scuole. Difficilmente puo’ essere colmato il gap prima di aver risolto il nodo scolastico. Il sociale piu’ profondo con le
    sue disabilita’ ed angosce e’ riuscito a capire tutto questo.  Ha realizzato che e’ piu’ facile andare che non far venire. Proviamo ad immaginare un’intera
    popolazione di una Casa Famiglia che si muova per andare a navigare su Internet da un luogo pubblico. Quale forza di volonta’ puo’ spingere anche i piu’ gravi a
    muoversi? Tutti loro, nessuno escluso, hanno percepito che questa novita’ sostanziale nella comunicazione rappresenta un’avventura intellettuale da non perdere e
   corrono a loro modo. Ma c’e’ di piu’, quando questi abitanti della Casa Famiglia, si ritrovano descritti e partecipi di un ipertesto che li riguarda, non cedono
   un’istante durante la navigazione.
 
                      profiterol.jpg (12851 byte)pseudoscultura "Profiterol"

    Sociale, profondo sociale. Telematica conosciuta come mezzo storicizzante di avvenimenti progettuali di cui gli stessi portatori di handicap sono stati per anni
    protagonisti. Internet, strumento disponibile a narrare tutto di loro, in una specie di work in progress artistico, contemporaneamente passato, presente e futuro.
   Questi sono gli strumenti meravigliosi messi a disposizione dall’iter informatico.
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       Una cittą invisibile

    Una cittą invisibile, ovvero la loro possibile Casa Famiglia Telematica, quale luogo secondario d’accoglienza, altra meraviglia virtuale ma, ludica.

    Se rimane impossibile pretendere dalla telematica, l’uniformita’ dei trattamenti per disabili e portatori di handicap dislocati nelle piu’ diverse condizioni sociali, e’
    tuttavia facile adattarla alle loro esigenze senza travolgerli, nel rispetto dei loro ritmi, addirittura abituandoli a scegliere i modi ed i tempi di fruizione.

    Un'esperienza conclusa:

   Un modello sperimentale come quello della Cittą Invisibile ,ormai concluso come esperienza telematica, in cui esistevano tutte le componenti del vivere civile
   descritte come in un living theatre, sempre intercettabile, mutante nelle proprie liste di discussione e trasformante attraverso un continuo democratico confronto,
   strutturato e protetto dai propri volontari e’, senza dubbio, un modello esaltante e vincente. I disabili ebbero la grande opportunita’ di essere immersi nel vissuto
   quotidiano e di scegliersi strade di dialogo mai prima d’ora immaginabili. Multimedialita’, spazialita’ e grande variabilita’ nel dialogo costituiscono
   particolari adattatori non strumentali. Progettualita’ e poetica, gestite direttamente o mediate da volontari, tolgono la passivita’ laconica rendendo
   protagonista (seppure a livelli differenziati) il disabile.

L    l’uomo che non ha piu’ l’ansia di aspettere un evento, che lo crea, che se lo adatta, e’ un uomo che puo’ vivere felice. Questo e’ uno dei punti che
      veramente possono fare la differenza tra un modello telematico utile ed un altro derivato da forzature tecnocratiche imposte.


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     L’arte multimediale ed il disabile. Quale rapporto possibile?

    Con il termine "arte multimediale" si vuol definire una porzione dell’arte contemporanea che si origina dall’uso di mezzi d’espressione legati a percezioni sensorie
    differenti. La pittura come realizzazione di immagini colorate e la scultura come proposta di solidita’ tridimensionale sono ormai archeologia d’arte. L’ingresso della
    body art, dell’arte comportamentale, l’uso e la restituzione artistica dei materiali poveri nel contemporaneo, ha vivacizzato una disciplina che sembrava aver
    raggiunto la sua fine. La fusione del tutto ha inaugurato l’epoca della performance, della land art e della multimedialita’. Multimedialita’ che non prescinde dalla
    multidisciplinarieta’. Ed ecco che si forma un tutt’uno armonioso tra espressione pittorica, scultorea, musicale e teatrale con possibilita’ d’inserimento in ogni luogo
   fruibile anche dai portatori di handicap. Esperienze artistiche in vecchie fabbriche, sperimentazioni in porzioni di territorio urbano, azioni di land art dimostrative e, in
    minor misura, l’uso della musealizzazione nelle sale espositive, sono le caratteristiche legate all’arte di questa fine secolo.

   A questo punto, inevitabilmente, esistevano tutte le premesse affinche’ la sperimentazione artistica coinvolgesse anche il mondo delle disabilita’. Pochi artisti, per la
   verita’, sono riusciti ad addentrarsi in questo spazio senza eccessive pretese educative, con l’intento di rapportarsi con un’arte nuova. I disabili in generale ed i
   portatori di handicap in particolare, sono stati quasi naturalmente introdotti in questo tipo di arte che presenta grande variabilita’ e consente ai suoi fruitori una
   pressoche’ completa possibilita’ di espressioni . Sollievo terapeutico e gestione del quotidiano sono considerate, da specialisti ed addetti ai lavori, i due ingredienti
   principali per consentirne l’accettazione come attivita’ autorizzata. In realta’, l’artista che crea insieme a loro si rende subito conto che tutti insieme sono veri e propri
   protagonisti. La stessa opera d’arte ha piu’ titoli, porta piu’ firme, viene rielaborata e manipolata, risente in ultimo della sua valenza effimera senza creare traumi. Un
   numero sommerso di piccoli difetti compresi in quel mare di disabilita’ talvolta descritta come irrecuperabile da psicologi, psichiatri e fisioterapeuti, vengono scoperti e spesso risolti positivamente da questo modo di fare arte. L’arte multimediale crea un rapporto nuovo del tutto personale. Si incontrano suoni, colori, plasticita’ delle
   forme, manipolazione, teatralizzazione. Il portatore di handicap riesce ad immergere una seppur piccola porzione della sua mente, del suo corpo, dei suoi sentimenti
   espressivi in almeno uno di questi settori multimediali. Del tutto recentemente lo scrivente ha associato al concetto dell’arte multimediale, quello equivalente del suo
   derivato informatico. La storicizzazione degli eventi di cui e’ stato protagonista insieme al gruppo dei portatori di handicap a Livorno fu anche documentata nel
   lavoro nella storica  Cittą’ Invisibile (primo web di volontariato italiano in Internet).

   Tale sperimentazione che sta proseguendo (e’ al suo quinto anno) si compone di eventi visivi, musicali, pseudoscultorei, recitativi ed e’ rivolta a portatori di handicap
   a differenti patologie. L’efficacia terapeutica di questo modo di fare arte la si deve anche all’allargamento dei fruitori che consente una migliore socializzazione e
   divulgazione dei problemi. Infatti gli stessi eventi multimediali coinvolgono anche soggetti cosiddetti "normodotati". Tutto questo e’ un’ulteriore conferma che l’arte e’
    un linguaggio universale, ancorpiu’ quando essa viene travasata direttamente su reti telematiche. Se il futuro e’ rappresentabile con un presente piu’ evoluto, e’ lecito
   pensare che ad ogni salto telematico possa corrisponderne uno equivalente nella sperimentazione artistica multimediale nel mondo della disabilitą.

    Fine. 4 Giugno 1997.
    Paolo Pasquinelli

      HP